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L’autoproduzione – Scelta di vita e ritorno all’antico, che diventa il futuro 10/10/2008

Archiviato in: NEWS — Giacomo Gori @ 04:54

Con la crisi economica e i timori per la sicurezza dei cibi è boom degli orti fai da te. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che alla tradizionale sistemazione del giardino o alla cura dei vasi di fiori in terrazza si sono aggiunte attività ben più creative con milioni di italiani che scelgono di impegnarsi nella cura dei frutti della terra. La passione per la cura del verde, in orti, terrazzi e giardini, coinvolge – sottolinea la Coldiretti – quasi quattro italiani su dieci senza distinzione tra maschi e femmine e non dispiace ai giovani considerato che è praticata da uno su quattro di quelli con età compresa tra i 25 e i 34 anni, anche se l’interesse aumenta con l’età e raggiunge quasi la metà degli over 65. Una opportunità disponibile non solo per chi dispone di spazi all’aria aperta ma – precisa la Coldiretti – anche di semplici terrazzi grazie all’offerta di piante di varietà adatte alla coltivazione in vaso. Le piantine più richieste – continua la Coldiretti – sono quelle di insalata perché sono semplici da coltivare e garantiscono il raccolto dopo appena 40 giorni con un costo.

gli orti cittadini stanno conoscendo un vero e proprio boom, in Italia come in UK e USA.

Anche gli inglesi come noi ricordano Dig for Victory, la campagna per gli orti di guerra, quando raccontano cosa accade nelle loro città. Migliaia di persone sono in attesa per ottenere l’affitto di un terreno a basso costo (si chiamano “allotments“) dove coltivare la propria verdura, e la vendita di sementi ha visto un trend in notevole crescita (+13%). In USA, addirittura del 25%.

tanta gente coltiva in vaso sul terrazzo senza farsi spaventare dalla mancanza di spazio.

E’ buffo come qualche anno fa, quando cominciai il mio orto in terrazzo, i vicini mi guardassero come una mezza matta. Adesso, che ho invaso anche il giardino condominiale con le mie zucchine (i pomodori, nei vasi, stanno fiorendo) mi chiedono consiglio e non vedono l’ora di attingere.

Moltissima gente sta cominciando a pensare di fare autoproduzione. E la cosa più incredibile è che la motivazione non è il cibo sano o l’hobby naturalistico, ma l’improvviso terrore di catastrofi incombenti. Come se si fossero svegliati tutti insieme, eccoli a fare scorte di fagioli in scatola e a zappare il giardino. Ieri parlavo di coltivazione di patate con un dentista, oggi di forni solari con un cardiologo. I dottori sono sempre avanti.

Negli Stati Uniti, dove l’inflazione sta raggiungendo livelli sudamericani (le uova raddoppiate di prezzo in quattro mesi), si fa ancora più sul serio: i forum online sull’urban gardening sono affollati più che mai, e pare che addirittura le galline siano sold out fino al mese di giugno. I commercianti di polli vivi sono basiti.

Però, come diceva la vecchia canzone, “You like tomatoes, I like potatoes“. I principianti pensano ai pomodori, ma le vecchie volpi alle patate, ai fagioli, alle pannocchie. In caso di catastrofe, insomma, è bene cominciare a contare le calorie

parlare dell’autoproduzione ortofrutticola. Tutti invidiosi di chi aveva il famoso pezzetto di terra, e ci si chiedeva se fosse possibile coltivare un orto in città.

Certo che è possibile: io lo faccio da 4 anni, e abito a Roma! Ho un piccolo giardino dove non cresce nulla perché c’è poco sole, e un terrazzo dove il sole c’è fino alle 14 circa. Più che sufficiente, e questa è la prima lezione: almeno 5 ore di sole al giorno, non serve il pieno sud.

Quelle che vedete in foto sono le prime 4 piante di zucchine (romanesche, slurp). Ne pianterò 8 o 9. I vasi sono da 30 cm, e la miscela in cui ho messo le piantine è la seguente: 50% di stallatico, 40% di terra (o torba), 10% di perlite. Oh miracolo, le piante crescono tutte contente e producono tante di quelle zucchine che finirete col regalarle. Quest’anno, infatti, voglio piantarne a un paio di settimane di distanza in modo da allungare il tempo di raccolta ed evitare… surplus!

Lo stallatico costa un po’, potete provare a trovare, ehm, cacca di cavallo. Non occorre sterilizzarla, come fanno i contadini: noi facciamo orto in vaso e delle eventuali erbacce non ci importa nulla! Non usate però cacca di cavalli “sconosciuti”: non potete sapere se sono curati con bombe farmacologiche che finiranno nei vostri ortaggi.

Innaffiatele bene, e date loro l’acqua la sera. Se il piancito del terrazzo è troppo bollente, rialzate i vasi mettendo qualche legnetto sotto. Non avrete bisogno di dar loro concime per almeno un paio di mesi, ne riparleremo. Anche per quanto riguarda l’unica malattia che è frequente per le zucchine, l’oidio, c’è un ottimo sistemino tutto naturale. Ma ne riparleremo, come parleremo presto anche dei pomodori e degli altri ortaggi.

Il sapore delle zucchine coltivate in casa è tutta un’altra cosa. Non solo siete “autonomi”, (che è una soddisfazione immensa), ma mangiate verdura assolutamente naturale. Ci credete che le solite insipide zucchine hanno un sapore addirittura… un po’ piccante?

Credo che, ove si può, si abbia il dovere di ribellarsi: andare in bici o in tram è una ribellione, non un’umiliazione. Anche fare il pane in casa è una bella ribellione. Io lo faccio da anni, ve lo consiglio: e non voglio sentire sciocchezze tipo “Lavoro, non ho tempo”… ci vogliono 20 minuti, basta guardare la TV 20 minuti in meno o non spolverare le mensole.

Ecco come si fa. Ricetta per un chilo e mezzo di pane, a 60 cent. al chilo circa, gas compreso:

- Sciogliete bene metà di un blocchetto di lievito di birra in 150 cc di acqua a temperatura ambiente.
- Sciogliete un cucchiaio da té di sale (se vi piace, altrimenti no) in 450 cc. di acqua a temperatura ambiente.
- Stemperate il lievito in circa 250 gr. della farina, amalgamate bene. Aggiungete poi, a turno, altri 750 gr. di farina e l’acqua salata.
- A questo punto, impastate bene per almeno 15 minuti. Il concetto dell’impastatura del pane è quello di incorporare più aria possibile nell’impasto, quindi allungate la pasta, poi ripiegatela, insomma strapazzatela un po’. Fa anche bene      ai pettorali. All’inizio sarà collosino, ma poi diventerà una pasta bella elastica e tosta.
- Formate un pagnottone, e mettetelo sulla piastra da forno. Infilatela poi in un armadietto della cucina, e lasciatela lì per circa tre ore. Miracolo: lieviterà.
- Accendete il forno a 200 gradi, e una volta raggiunta la temperatura, mettete rapidamente dentro la piastra con la pagnotta (non deve prendere colpi d’aria). Cuocete per 10 minuti a 200°, poi abbassate a 180° e fate cuocere per altri 45        minuti se il forno è a gas, o 35 minuti se è elettrico. Più o meno.

Vi assicuro che ci vuole più tempo a dirlo che a farlo. Una volta abituati, si fa prima che a cuocere la pasta al pomodoro. E una bella pagnotta, pagata nulla, senza additivi chimici dentro, mangiata calda, surgelata a fette per i giorni successivi, è una soddisfazione infinita.

 

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