Movimento Civico MAREMMA

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Per un Piano di Lotta alla povertà 20/06/2008

Archiviato in: Idee e proposte — Giacomo Gori @ 14:58

RIFLESSIONI A VOCE ALTA mentre da volontario Caritas, servi ed osservi gli altri.

Viviamo in un momento di cambiamenti epocali e nel contempo in un mondo le cui disuguaglianze appaiono sempre più inaccettabili .

Anche posando lo sguardo nella Città di Grosseto il riproporsi quotidiano di situazioni di disagio e di povertà fanno dire che l’inaccettabilità di certe situazioni sta per raggiungere livelli di pericolo.

Come spiegare la permanenza di ampie sacche di povertà è la domanda che da porsi.

Ad essa rispondo che sono più di una, per esempio la mancata capacità politica e tecnica di redistribuzione più equa ed equilibrata delle risorse, la logica del mercato e dei profitti, che possono produrre ricchezza, ma non giustizia, L’eccessivo affidamento alla solidarietà spontanea,religiosa o laica,per modificare gli scompensi sociali, il considerare la permanenza della povertà come un dato ineliminabile, quasi un tributo da pagare da parte dei soggetti più deboli della popolazione.

Quali siano le spiegazioni, un dato risulta chiaro: siamo privi in questa Città di un piano esplicito ed organico di lotta alla povertà.

Prendiamo in mano, se condivisa , questa valutazione e avanziamo idee per contribuire a dotare la Città di un PIANO di LOTTA alla POVERTA’ perchè ci sono ragioni politiche ed etiche che lo impongono in modo concreto.

Come?

Innanzitutto smuovendo l’inerzia politica: negli ultimi anni il problema è stato posto all’ordine del giorno , ma non è stato affrontato adeguatamente. In secondo luogo considerare seriamente la povertà e la famiglia: la povertà si concentra infatti nelle famiglie con figli minori e con tre o più figli, ma ha anche una incidenza sulla natalità e provoca difficoltà nel creare famiglia da parte di moltissimi giovani; l’incertezza del lavoro e di un reddito sicuro rende più difficile la scelta di mettere su casa e generare figli.

In terzo luogo operando convintamente sul rapporto tra povertà e democrazia: non va dimenticata la ricaduta negativa di una componente così consistente e permanente di poveri nel tessuto democratico della città.

Povertà ed esclusione ( sociale, ma anche dai diritti di cittadinanza) sono due realtà impastate tra loro.

Le persone, se private di quanto è necessario per una vita dignitosa, difficilmente sono nella condizione di vivere la partecipazione, di assumere responsabilità, di contribuire allo sviluppo del bene comune, come è chiesto ad ogni cittadino

Nella ricerca e cura del bene comune e dei beni comuni, è dunque necessario provocare il cammino su alcune strade. Anzitutto la strada della cura dei poveri, cioè il ripartire da chi manca, non ha lavoro,soffre, non ha famiglia, non ha casa, è ferito in tanti modi…per riordinare la società a misura di persona.

Poi la strada di un uso dei beni che sia rispettoso del bene della persona e della società: è la via della destinazione universale dei beni, che chiede l’uscita da ogni forma di mercato per alcuni beni essenziali ( acqua,terra,energia,ecc.) e relazionali ( pace,istituzione,informazione,salute,ecc,)per conferire loro un plusvalore legato solo alla condivisione diffusa.

Una lettura odierna del bene comune non porta, in proposito, che in tre direzioni:

il rispetto dell’ambiente, la moderazione nell’uso delle risorse naturali, l’attenzione alla qualità della vita contro uno sviluppo disordinato.

C’è poi la strada della globalizzazione dei diritti che ha portato a Grosseto negli ultimi anni tante persone di tante nazionalità diverse, culture e religioni diverse; siamo chiamati in proposito a un’equilibrata e precisa comprensione della dignità e dei diritti della persona.

Infine c’è la strada di un nuovo territorio di una nuova politica: un territorio chiamato a favorire incontri,relazioni,confronto,tutela dei diritti; aperto che sa gestire il passare delle persone in una logica di prossimità, più che di invisibilità, che rende accessibili i suoi beni, più che farli diventare strumento di differenza e di nuovo protezionismo.

Un territorio ripensato a partire dal bene comune, come luogo di partecipazione e di crescita di cittadinanza, più che di potere.

Un territorio aperto a un universalismo sociale, che valorizza i diritti dei deboli, invece di tutelare interessi corporativi.

Un territorio dove una persona sta bene e vive bene, dentro un tessuto sociale ordinato al bene di tutti.

 

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